Feb 142011
 

Nella prima parte di questo breve corso di fotografia per principianti, abbiamo spiegato i concetti di dimensione e qualità dell’immagine parlando dei vari formati, della risoluzione e introducendo il concetto di bilanciamento del bianco.

In questa seconda parte parleremo di esposizione spiegando cosa sono i tempi di posa, il diaframma e i metodi di esposizione, e dei modi di scatto, illustrando semplicemente come “controllare” la vostra fotocamera. Introdurremo anche il concetto di profondità di campo.

Introduzione all’esposizione

Semplificando al massimo, si ha una corretta esposizione quando le zone più chiare di una fotografia (dette “alte luci”) non sono “bruciate”, ovvero non risultano essere macchie bianche senza sfumature di colore, contemporaneamente le zone scure non devono essere nere e prive di dettagli (a meno che quest’ultimo non sia un effetto voluto ad esempio le silouette).
Una foto sovraesposta è troppo “chiara” ed una sottoesposta è troppo “scura”, con i software di fotoritocco è possibile a volte recuperare foto sottoesposte, mentre risulta spesso impossibile migliorare foto sovraesposte.
Ovviamente “corretta esposizione” è una definizione tecnica che vale come regola generale, ma l’uso creativo della fotografia va ben oltre questo concetto: molti artisti hanno fatto dei “giochi” di esposizione la loro caratteristica (però bisogna saperlo fare bene!!)

Cosa determina l’esposizione

L’esposizione è data dalla combinazione di tre diversi fattori, il tempo di posa, l’apertura del diaframma e la sensibilità ISO.
Il tempo di posa (o velocità dell’otturatore) determina la quantità di luce che raggiunge il sensore, si esprime in secondi o frazioni di secondo; il diaframma invece regola l’intensità della luce, si esprime con “f” seguito da un numero che va generalmente da 1 a 32; più piccolo è il numero, maggiore è l’apertura del diaframma e di conseguenza l’intensità della luce che raggiunge il sensore.
La sensibilità ISO indica la sensibilità del sensore, più basso è il numero ISO e minore è la capacità di registrare immagini in ambienti poco luminosi, aumentando la sensibilità però aumenta il cosiddetto “rumore” (semplificando, aumentando la sensibilità ISO peggiora la qualità dell’immagine).

Mantenendo costante il valore ISO, per mantenere la stessa esposizione possiamo variare la combinazione di tempi e diaframmi, diminuendo il tempo sarà necessario aprire il diaframma e viceversa. Ad esempio ISO 100 f/2,8 – 1/250 sec. e ISO 100 f/4,0 – 1/125 garantiscono la stessa esposizione perchè, se nel secondo caso abbiamo dimezzato l’intensità di luce chiudendo il diaframma di uno stop, abbiamo aumentato la quantità di luce raddoppiando il tempo di esposizione.
Se aumento la sensibilità ISO portandola a 200 dovrò chiudere il diaframma di uno stop o dimezzare il tempo di esposizione.

Ogni obiettivo fotografico è caratterizzato da un numero “f”, esso indica la massima apertura possibile dell’obiettivo stesso; gli obiettivi zoom spesso hanno due numeri “f” (es. f/4-5.6): il primo indica la massima apertura alla minima lunghezza focale, il secondo la massima apertura alla massima lunghezza focale.
Ad esempio il mio zoom Nikkor 18-55mm f/3.5-5.6 a 18mm ha un apertura massima pari a f/3.5 e a 55mm a f/5.6. (vi sono anche zoom che mantengono la stessa apertura massima lungo tutta l’escursione focale).

Come vedremo in seguito, il diaframma influenza anche la profondità di campo, ovvero l’area che appare a fuoco nelle nostre fotografie.

I metodi di misurazione dell’esposizione

I metodi principali di misurazione dell’esposizione sono tre: valutativa (o matrix, o a matrice), media ponderata al centro e spot.

lettura a matrice o matrixIl metodo a matrice è quello solitamente predefinito su tutte le fotocamere, esegue la lettura dell’esposizione su tutta la scena ed è adatta a gran parte delle situazioni, è sconsigliata solo quando vi sia una forte differenza di illuminazione tra il soggetto e lo sfondo. Diverse fotocamere hanno algoritmi diversi per il calcolo dell’esposizione, essi ora tengono anche conto delle distanze dei vari elementi all’interno del’inquadratura e anche in caso di forti contrasti migliorano la l’esposizione. (es. D-lighting di Nikon)

lettura media ponderata centraleIl metodo a media ponderata centrale esegue, come il precedente, la lettura sull’intero fotogramma, ma dà più importanza alla parte centrale (solitamente raffigurata da un cerchio al centro del mirino). Tale metodo è solitamente il migliore per i ritratti.

lettura spotIl metodo spot esegue la lettura solo nel punto centrale dell’inquadratura, è usato per assicurarsi che essa avvenga in un punto preciso.  E’ usato molto quando si effettua una correzione manuale dell’esposizione (argomento che sarà spiegato in un prossimo tutorial).
Alcuni modelli di fotocamera hanno anche la modalità spot legata al punto di autofocus.

I modi di scatto

I modi di scatto si dividono in due categorie, automatici, semiautomatici, più il modo “manuale”.
I modi automatici sono quelli in cui la fotocamera imposta tutti i valori necessari allo scatto: diaframma, tempo di posa, sensibilità ISO, bilanciamento del bianco, etc, lasciando ben poco controllo al fotografo. Essi sono diversi a seconda del tipo di fotocamera usata, sono indicati solitamente dalla lettera “P“, dalla dicitura “AUTO” e da vari simboli per identificarne l’ambito di utilizzo, ad esempio un fiore indica la modalità macro in cui è possibile mettere a fuoco soggetti a distanza ravvicinata e solitamente si disabilita il flash, una montagna indica la modalità “paesaggi” in cui il diaframma viene chiuso per aumentare la profondità di campo. Ogni fotocamera ha un gran numero di preimpostazioni per situazioni differenti.

I modi di scatto automatici sono quelli solitamente usati dai principianti, ma è bene cercare di abbandonarli il più presto possibile a favore di quelli semi-automatici o del modo manuale, in maniera tale da diventare consapevoli di ciò che si sta facendo e di provare ad ottenere sempre la fotografia esattamente così come al si desidera.

I modi di scatto semi-automatici sono due, a priorità di tempi (“S” sulle fotocamere Nikon, “Tv” sulle fotocamere Canon) e a priorità di diaframmi (“A” aperture sulle Nikon e “Av” sulle Canon)

Priorità di tempi

La modalità a priorità di tempi si usa principalmente per “congelare” soggetti in movimento, questa modalità serve a mantenere fisso il tempo di scatto al valore scelto da voi e lasciare che la macchina decida quale diaframma utilizzare. Va tenuto conto che con tempi veloci la fotocamera necessariamente aprirà il diaframma e questo riduce la profondità di campo.
Spesso la modalità a priorità di tempi viene utilizzata dai neofiti della fotografia per ridurre la possibilità di ottenere foto mosse.
Senza tener conto di tecnologie quali gli stabilizzatori ottici, la regola generale per avere foto nitide (senza usare il cavalletto) è quella di utilizzare tempi di posa pari o superiori alla lunghezza focale dell’obiettivo; ovvero se usate un obiettivo da 200mm. dovrete impostare il tempo di scatto a 1/200 o più rapido. Tenete anche conto che la maggior parte delle fotocamere ha un sensore più piccolo del classico 35mm. e questo comporta che la lunghezza focale dell’obiettivo va moltiplicata; ad esempio sulla mia Nikon D5000 con sensore in formato DX, un obiettivo a 200mm. ha in realtà una lunghezza focale di 300mm.
Questa regola vale per eliminare il “mosso” dato dalle vibrazioni involontarie durante la fase di scatto, non sempre garantisce che il soggetto in movimento non sia mosso. Per “congelare” il soggetto i tempi variano a seconda della sua velocità e dell’angolo di ripresa, semplificando al massimo: mantenendo costante la velocità del soggetto, se esso si muove verso di voi sarà sufficiente un tempo più lento rispetto a quello necessario a fotografarlo lateralmente.

Priorità di diaframmi

La modalità a priorità di diaframmi (o di apertura) è forse quella più usata dai fotografi con un po’ di esperienza (escludendo le foto sportive), con essa potete scegliere il diaframma  e la fotocamera imposterà automaticamente i tempi necessari.
Regolare manualmente il diaframma significa decidere la profondità di campo (vedi il paragrafo successivo) della vostra fotografia; aprendo il diaframma la profondità di campo diminuisce, viceversa, chiudendolo, la PdC aumenta.
Il problema principale fotografando a priorità di diaframmi è la possibilità di ottenere foto mosse: se non è una giornata assolata, chiudendo troppo il diaframma, la macchina fotografica dovrà impostare tempi lunghi e di conseguenza potrebbe diventare impossibile fotografare a “mano libera”.
Questo problema è ovviato oggi dall’impostazione del “tempo minimo di scatto” presente in molte fotocamere, ovvero il fotografo stabilisce il tempo minimo che possa essere impostato dagli automatismi della fotocamera; se l’esposizione corretta richiederebbe tempi inferiori, la fotocamera aumenta la sensibilità ISO.

La profondità di campo (PdC oppure DoF)

La profondità di campo è l’area percepita come “nitida” davanti e dietro al soggetto messo a fuoco; maggiore è la PdC, maggiore è l’estensione di quest’area e viceversa.
L’estensione della PdC varia al variare di tre elementi: la lunghezza focale dell’obiettivo, l’apertura del diaframma e il punto di messa a fuoco; mantenendo costanti gli altri elementi la profondità di campo aumenta:
1) diminuendo l’apertura del diaframma (numeri “f” più grandi)
2) allontanando il punto di messa a fuoco
3) diminuendo la lunghezza focale dell’obiettivo.
Sintetizzando, la massima PdC si ottiene mettendo a fuoco all’infinito con un obiettivo grandangolare con il diaframma chiuso.

La PdC viene utilizzata in maniera diversa a seconda dei soggetti: ad esempio per un ritratto è preferibile “staccare” il soggetto dallo sfondo mantenendo esso a fuoco e sfocare lo sfondo, viceversa fotografando dei paesaggi è solitamente importante mantenere a fuoco sia il primo piamo, sia lo sfondo.

Controllare la profondità di campo non sempre facile per chi è alle prime armi, necessita di molti tentativi, ma una volta acquisita un po’ di esperienza la qualità delle vostre fotografie migliorerà notevolmente, per un rapido riferimento potete provare ad utilizzare questo calcolatore di profondità di campo.


Corso base di fotografia (parte 1)
Corso base di fotografia (parte3)  – L’inquadratura e la “regola dei terzi”
Corso base di fotografia (parte 4) – Cos’è l’AEB (Auto Exposure Bracketing)
Corso base di fotografia (parte 5) – Fotografare usando gli istogrammi

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